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Curiosità e cultura popolare
Il posto giusto dove curare gli animali selvatici in difficoltà
Ci sono alcuni luoghi dove è possibile portare gli animali selvatici feriti per farli curare da persone esperte e dare loro una nuova vita

Una vera e propria oasi di tranquillità e verde, nonostante la vicinanza con la città, il suo caos e il suo traffico. Basta entrare al Centro di Recupero Fauna Selvatica della LIPU, a Roma, nei pressi di Villa Borghese, per ritrovarsi in un’atmosfera davvero speciale. Qui vengono curati animali selvatici feriti o in difficoltà, con l’obiettivo di rimetterli in forze e, quando possibile, restituirli al loro ambiente naturale.
Jacques-Yves Cousteau“Quando restituiamo gli animali selvatici alla natura, restituiamo loro semplicemente ciò che è già loro.”
Un Centro attrezzato per risposte precise e competenti

Ester Gianfelici, 31 anni,
laureata in tutela e benessere animale, è la responsabile del Centro. Nasce
come infermiera veterinaria lavorando con cani e gatti in clinica ma la
passione per la fauna selvatica l’ha portata qui, a occuparsi delle migliaia
di ricoveri di animali in difficoltà da curare al meglio. Racconta che la
stagione in cui ci sono più ricoveri è l’estate, per cui aumenta anche la
presenza di volontari e operatori. Perché proprio l’estate? “È il periodo in
cui, per via della migrazione, ci sono tanti animali che lasciano diversi paesi
e vengono a riprodursi qui in Italia. Quindi ci sono molti più pulcini (i
pulli, ndr) che nascono e spesso cadono anche dai nidi”. Negli ultimi tempi
però c’è di mezzo persino il cambiamento climatico. “Il caldo è molto
impattante, perché ci sono meno risorse d’acqua, ad esempio, meno punti dove
abbeverarsi e meno possibilità di trovare da mangiare. Sono tantissimi i
fattori che influenzano la vita in natura, per cui gli animali entrano in
difficoltà”.
È un fatto che i numeri di
ricovero siano in crescita. “Ogni anno”, rivela Gianfelici, “ricoveriamo circa
1000 animali in più rispetto all’anno precedente. Solo quest’anno siamo a quota
10mila ricoveri”.
Le “stanze” della speranza

Il Centro è attrezzato con
diverse zone, chiamate “stanze”, che servono a organizzare le giornate di
lavoro, ciascuna destinata alle diverse priorità: la degenza, il ricovero, la
nursery, l’area per i rapaci, quella per piccioni-gabbiani-cornacchie, quella
per i mammiferi.
Anche se il Centro è della
Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), ci si occupa di tutti gli animali
selvatici, non solo di volatili. Una parte esterna è destinata poi a voliere di
varia tipologia.
Ogni giorno dunque i
ragazzi si dividono, si controllano gli animali e si inizia con la pulizia.
Ester ci tiene a sottolineare: “Bisogna avere voglia di sporcarsi le mani e di
fare, perché si pulisce tanto, dopodiché si alimentano gli animali, ognuno
con le proprie necessità. Su ogni gabbia ci sono targhette su cui sono scritte
tutte le caratteristiche dell’animale ricoverato, le diagnosi, le terapie e
ogni attenzione specifica per farlo stare meglio”.
Questo tutti i giorni.
Dice ancora la responsabile del Centro: “Quando l’animale arriva noi facciamo
un piccolo triage, quindi lo portiamo in ambulatorio per la visita da parte del
veterinario che valuta se può essere inserito nella degenza o rimanere in
ambulatorio o in chirurgia”. Non mancano
gli apparecchi radiologici, perché attraverso le lastre si può capire il
malessere dell’animale.
Spiega Gianfelici: “Da
poco è arrivato un lodolaio (un piccolo rapace, ndr), sparato, abbiamo trovato
pallini di piombo all’interno del corpo. Le lastre sono fondamentali,
soprattutto quando è aperta la stagione di caccia, ma non solo. A volte
l’animale convive con i pallini dello scorso anno. Il che significa che va
incontro a intossicazione e a morte dopo tanti mesi”. Ma, a proposito di
intossicazione, gli animali, tra cui gabbiani e cigni, arrivano al Centro dopo intossicazioni legate alla spazzatura o all’inquinamento. “Altri”, informa, “sono avvelenati dal veleno
per topi, posizionato su tavolette di plastica adesive. La preda si attacca, il
predatore se la mangia e si avvelena”.
Quali sono le patologie più frequenti negli animali selvatici

A parte le intossicazioni,
le maggiori patologie degli animali che arrivano al Centro sono causate da
traumi da impatto contro vetri, edifici e veicoli. Tanti gli animali
investiti: volpi, ricci, tassi, ma in una città come Roma anche piccioni e
gabbiani. Un’altra causa è la predazione da parte dei gatti. Dice Ester: “A Roma ci sono
tanti gatti, io li amo, ma recano molti danni alla fauna selvatica perché
cacciano non per fame, non hanno un motivo vero, ma quello di giocare e portare
la preda al loro padrone”.
In giro per il Centro


Al momento, il Centro,
vista la mole di interventi e di ricoverati, sta cercando un’area più grande
per aumentare le possibilità di aiuto. La struttura spende ogni anno circa
250mila euro (manutenzione, cibo, farmaci, attrezzature), con un piccolo contributo
da parte della Regione Lazio.
In una stanza di degenza
c’è un piccolo di gabbiano, già molto grande, con una parte del becco staccato,
per via di un filo di plastica incastrato mentre cercava di mangiare dalla
spazzatura. Gli esperti gli metteranno una colla speciale in modo che il becco
si fissi e possa mangiare senza problemi. Non ha neanche la zampa sinistra ma
la sua forza di sopravvivenza è incredibile.
Un gabbiano corso che sta
sempre in questa stanza ha problemi all’ala destra ed è monitorato dalla
volontaria Fiorella, ragioniera, che ha bisogno di un contatto con la natura.
“Qui si curano gli animali che stanno in uno stato terribile; liberarli è una
sensazione meravigliosa”.
Spostandosi, ecco un’altra
volontaria, Amire: si sta occupando di un assiolo, molto debilitato, non è in
grado di mangiare e di bere. Ha subito un trauma da impatto.

Qualche metro più in là,
un gruppetto di ricci: sono piccoli, un mesetto di vita, bevono ancora il latte
e mangiano le camole, li hanno trovati sfalciando l’erba e li hanno portati al
Centro, dove fanno lo svezzamento. Arrivati a 400 grammi (metà del peso di un
adulto), saranno rilasciati.

In un’altra gabbietta c’è un
piccolo pipistrello, immobile. Sul coperchio c’è scritto “Controllare se mangia”.
Nella nursery sono
ospitati animali che hanno bisogno di calore, perché piccoli e stanno male,
sono tenuti sotto controllo per poi fare la terapia opportuna.
All’esterno, dove ci sono le voliere con i volatili in
riabilitazione, pronti tra breve a ritornare liberi, ci sono tra le altre, due
gabbie grandi, per le volpi: una è quella scampata a un tentativo di
impiccagione, un’altra, investita da una macchina, non ci vede, ma il suo trauma cranico si sta evolvendo, a poco a poco vedrà le ombre e riacquisterà la vista.
Quando si trova un animale selvatico ferito: cosa fare?

Al Centro arriva una signora con una scatola forata: dentro c’è una tortora dal collare, approdata sul balcone di un’amica e in difficoltà nel riprendere il volo. Ha seguito le indicazioni corrette: ha preso delicatamente l’animale con i guanti e lo ha riposto in una scatola da scarpe con coperchio forato e carta da cucina sul fondo.
Informa Gianfelici: “Noi diamo precise indicazioni per telefono, al numero 06 3201912, che funziona anche come WhatsApp. È bene mandarci subito la foto dell’animale, meglio un video: così riusciamo a capire se l’animale ha bisogno di aiuto o meno. Questo è fondamentale, poiché ci sono animali che vanno soccorsi e altri no. Mai darsi al fai-da-te e all’improvvisazione: la fauna selvatica va rispettata e portata a chi ha le competenze per poterla aiutare”.
La consegna degli animali è possibile tutti i giorni dalle 9:30 alle 17:30.
I numeri utili
Il Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU Roma si trova in via Ulisse Aldrovandi 2, angolo viale Belle Arti, Villa Borghese.
Telefono e WhatsApp: 06 3201912
Orario: tutti i giorni, 9:30–17:30
Sito: crfslipuroma.it
Sul sito della LIPU è disponibile anche l’elenco dei centri di recupero presenti nelle altre regioni italiane e delle strutture a cui rivolgersi.




