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8 borghi italiani dove storia, leggenda e Halloween si incontrano

Fantasmi, streghe, castelli, falò e antiche tradizioni: otto luoghi da scoprire quando l’autunno mostra il suo lato più misterioso.

8 borghi italiani dove storia, leggenda e Halloween si incontrano

8 borghi italiani dove storia, leggenda e Halloween si incontrano

Ci sono borghi che si visitano per un castello, una piazza o un panorama. E poi ce ne sono altri che sembrano custodire qualcosa di più difficile da spiegare:

una voce tramandata per secoli, un fantasma, una reliquia scomparsa, un delitto diventato leggenda.

In questi luoghi la storia documentata e il racconto popolare finiscono spesso per sovrapporsi. A volte sappiamo esattamente dove termina una e comincia l'altro.

Altre volte no.

Calcata

Dove il vento parla e le storie non finiscono mai

«Vi sorge un antico bosco
sacro, tenebroso perché folto d’alberi;

basta uno sguardo per
comprendere che è sede di una divinità.»

Ovidio.

Ovidio, Amores, III, 13

Ovidio non sta
descrivendo Calcata in senso stretto. Racconta il mondo dei

Falisci
e i culti del territorio nel quale oggi si trova il borgo.

È una distinzione
importante, ma è anche il modo migliore per entrare nella sua atmosfera.

Molto prima delle storie
sulle streghe, queste colline di tufo, i boschi e le

forre erano già luoghi
carichi di significato religioso.

Calcata sembra costruita
apposta per far nascere racconti. Il borgo antico

si aggrappa a uno sperone
di tufo che precipita nella Valle del Treja. Le case sembrano crescere direttamente dalla roccia, i vicoli passano sotto archi e piccoli tunnel e sotto alcune abitazioni si aprono grotte scavate nel tufo. Poi arriva il vento.

Nei passaggi più stretti cambia direzione, fischia, rimbalza sulle pareti. Ed è proprio da quel suono che nasce una delle leggende più conosciute di Calcata.

Il borgo delle streghe

Calcata viene chiamata da tempo “il borgo delle streghe”.

Secondo la tradizione popolare, nelle giornate di vento tra le stradine del centro storico si potrebbero sentire sussurri, lamenti e canti. Sarebbero le voci delle streghe che, in un passato indefinito, avrebbero abitato la rupe o celebrato i propri riti nei boschi circostanti.

Non esistono documenti storici che provino l'esistenza di una comunità di streghe a Calcata. Ed è forse proprio questo a rendere interessante la leggenda.

Il racconto sembra essersi formato lentamente intorno al luogo: il vento, le grotte, il bosco, l'isolamento della rupe e la memoria di culti molto più antichi.

A Calcata la leggenda non nasce necessariamente da un singolo evento. Nasce dal paesaggio.

Prima delle streghe c'erano gli dèi

Il territorio intorno a Calcata conserva importanti tracce della civiltà falisca. Nell'area di Narce e Monte Li Santi sono stati individuati insediamenti, necropoli e luoghi di culto che raccontano una storia iniziata molti secoli prima della nascita del borgo medievale.

Ovidio racconta una grande festa dedicata a Giunone nel territorio falisco: una processione, sacerdotesse, offerte rituali e un bosco sacro così fitto da suggerire, già alla sola vista, la presenza di una divinità.

Non è una prova di magia e non ha nulla a che vedere con la stregoneria raccontata nei secoli successivi.

Ma ci ricorda una cosa: questo paesaggio era considerato speciale già duemila anni fa.

Il mistero del Sacro Prepuzio

Poi c'è una storia talmente insolita che, se fosse inventata, sembrerebbe perfino troppo fantasiosa.

Nel 1527 Roma viene devastata durante il Sacco dei lanzichenecchi. Secondo una tradizione tramandata a Calcata, uno dei soldati avrebbe sottratto un reliquiario contenente quella che veniva considerata una delle reliquie della circoncisione di Cristo: il Sacro Prepuzio.

Il soldato sarebbe poi arrivato a Calcata, dove sarebbe stato catturato, nascondendo il reliquiario.

La reliquia sarebbe stata ritrovata nel 1557, trent'anni dopo, e da quel momento custodita e venerata nel paese. Per secoli Calcata divenne anche meta di pellegrinaggio.

Ma la parte più misteriosa della vicenda arriva molto più tardi.

La reliquia scompare.

Nel Novecento se ne perdono le tracce e da allora non è mai più riemersa in maniera verificabile.

Furto? Occultamento? Distruzione? Trasferimento?

Non esiste una risposta definitiva.

Ed è difficile immaginare un finale più adatto a Calcata: una reliquia arrivata secondo la tradizione durante uno dei momenti più drammatici della storia di Roma, venerata per secoli e poi svanita senza lasciare una spiegazione certa.

Un paese che doveva sparire

Anche la storia moderna di Calcata sembra avere qualcosa di leggendario.

Nel Novecento il vecchio abitato rischiò progressivamente di essere abbandonato. I timori legati alla stabilità della rupe portarono al trasferimento di molti abitanti verso il nuovo paese.

Calcata Vecchia sembrò per un periodo destinata a trasformarsi in un borgo fantasma.

Accadde invece il contrario.

Negli anni successivi iniziarono ad arrivare artisti, artigiani, viaggiatori e persone attratte proprio dall'isolamento e dall'aspetto fuori dal tempo del paese. Le vecchie case tornarono a vivere, comparvero botteghe e piccoli laboratori e Calcata iniziò una seconda esistenza.

Il paese che rischiava di morire diventò rifugio creativo.

Quanto c'è di vero?

Forse è la domanda sbagliata.

Non abbiamo prove delle streghe che popolavano i vicoli. Ovidio non scrisse direttamente di Calcata. E la storia del Sacro Prepuzio contiene elementi documentati mescolati a una tradizione religiosa tramandata nei secoli.

Ma il territorio falisco esiste. I culti antichi sono documentati. La reliquia fu realmente venerata a Calcata. Il vecchio borgo rischiò realmente l'abbandono e poi rinacque.

È proprio questa continua sovrapposizione tra storia, memoria e racconto popolare a rendere Calcata diversa.

Qui la leggenda non sostituisce la storia.

Le cresce sopra.

Halloween a Calcata: vacci anche senza programma

Se esiste una sera dell'anno in cui tutte queste storie sembrano trovare l'ambientazione perfetta, è quella del 31 ottobre.

E per andare a Calcata ad Halloween non serve necessariamente aspettare una grande manifestazione ufficiale.

La gente ci va comunque.

Perché il vero spettacolo è il borgo stesso: il buio che arriva presto, le case di tufo illuminate, i vicoli stretti, le grotte, il bosco che circonda la rupe e il vento che attraversa i passaggi tra una casa e l'altra.

Può capitare di trovare persone in costume, locali addobbati, piccole iniziative o appuntamenti spontanei. Ma non è necessario trasformare Calcata in un parco a tema.

Ad Halloween sembra semplicemente più Calcata del solito.

Grazzano Visconti

Il borgo inventato dal Duca e abitato da un fantasma

A prima vista Grazzano Visconti sembra uno di quei borghi medievali rimasti miracolosamente intatti per secoli.

La realtà è più sorprendente.

Il castello ha origini trecentesche, ma gran parte del borgo che lo circonda nacque all'inizio del Novecento dal progetto di Giuseppe Visconti di Modrone, che immaginò una sorta di villaggio ideale ispirato al Medioevo: case decorate, portici, piazze, botteghe e laboratori artigiani.

Non un borgo medievale sopravvissuto al tempo, quindi, ma un luogo costruito per far rivivere un Medioevo immaginato.

Ed è forse proprio per questo che qui una leggenda sembra perfettamente a casa.

«Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti.»

Frase attribuita ad Aloisa dalla tradizione locale

Aloisa

Aloisa, il fantasma di Grazzano

Si chiama Aloisa.

Secondo la tradizione era la moglie di un capitano di ventura e morì di dolore dopo essere stata abbandonata dal marito.

La parte più curiosa del racconto arriva molti secoli dopo.

Giuseppe Visconti di Modrone, che si interessava anche di spiritismo, avrebbe raccontato di essere entrato in contatto con Aloisa. Lo spirito avrebbe guidato la sua mano permettendogli di tracciarne il ritratto.

Da quell'immagine sarebbero nate le caratteristiche statue della donna, con il corpo formoso e le braccia raccolte sul petto, che ancora oggi si incontrano nel borgo.

La leggenda vuole che Aloisa continui ad aggirarsi nel castello e che, dopo essere stata sfortunata in amore, sia diventata una sorta di protettrice degli innamorati non ricambiati.

Quando arriva Halloween

Il 31 ottobre Grazzano Visconti non ha quasi bisogno di cambiare scenografia.

Torri, portici e facciate già sembrano costruiti per una storia gotica. Durante Halloween il borgo viene però trasformato ulteriormente con fiaccole, zucche, ragnatele, scheletri, spettacoli e personaggi in costume.

Per il 2026 è previsto anche un programma di iniziative nel castello e nell'area circostante.

Qui la cosa interessante è il cortocircuito: un borgo nato per ricreare il passato che, per una notte, sembra diventare davvero il luogo delle proprie leggende.

Fosdinovo — il castello dei Malaspina e il fantasma di Bianca Maria

Un amore proibito, una giovane murata viva secondo la leggenda e un castello dove storia e racconto popolare si inseguono da secoli.

«Sum mala spina bonis, sum bona spina malis.»

Motto della famiglia Malaspina

Castello Malaspina
Castello Malaspina

Fosdinovo è uno di quei borghi che sembrano costruiti per osservare il paesaggio dall'alto.

Si trova in Lunigiana, in una terra di confine tra Toscana, Liguria e Appennino, e domina le piane della Val di Magra e di Luni. Da qui, nelle giornate limpide, lo sguardo corre dalle montagne verso il mare.

Il profilo del paese è dominato dal Castello Malaspina, una delle fortezze meglio conservate della Lunigiana. Il nucleo originario risale all'XI secolo e nel 1340 passò a Spinetta Malaspina, diventando il centro politico e militare dei feudi della famiglia.

Il castello non è soltanto una fortezza. Nei secoli le sue sale furono trasformate in una dimora signorile, con ambienti affrescati, torri, cortili e stanze che ancora oggi conservano l'aspetto di una residenza vissuta.

È questo il primo motivo per arrivare fin quassù: prima ancora dei fantasmi, Fosdinovo ha una storia vera da raccontare.

Solo dopo aver attraversato il borgo ed essere entrati nel castello comincia l'altra storia.

E qui arriva una coincidenza che, dopo Grazzano Visconti, sembra quasi uno scherzo: anche il fantasma di Fosdinovo porta il nome di Aloisia.

Bianca Maria Aloisia Malaspina, la ragazza murata viva

La leggenda più famosa del Castello Malaspina ha per protagonista Bianca Maria Aloisia, figlia del marchese.

Secondo il racconto tramandato dal castello, Bianca si innamorò perdutamente di un giovane stalliere. Un amore impossibile per una ragazza della sua condizione, destinata dalla famiglia a ben altre nozze.

Il suo rifiuto di rinunciare a quell'amore avrebbe trasformato la vicenda in tragedia. La tradizione racconta che nel 1620 il padre la fece murare viva nel castello insieme al suo cane e a un cinghiale: il primo simbolo della fedeltà verso l'uomo amato, il secondo della sua ribellione contro la famiglia.

Da quel momento, la storia di Bianca Maria non avrebbe più abbandonato Fosdinovo.

Nella Sala del Trono, il sito ufficiale del castello invita ancora oggi i visitatori ad alzare lo sguardo verso alcune macchie sul soffitto. La leggenda vuole che in quelle forme si possano riconoscere Bianca, suo padre e i due animali.

Ma il racconto non finisce qui.

Nel corso del tempo diversi visitatori avrebbero raccontato di aver percepito o visto la presenza della giovane tra le stanze del castello. Un'altra storia locale parla addirittura di un cuore che palpiterebbe nel letto appartenuto al padre.

Non esistono prove che possano trasformare queste storie in fatti. Ma è proprio questo il punto: a Fosdinovo il confine tra ciò che è documentato e ciò che viene tramandato da secoli resta volutamente sottile.

Ed è difficile trovare un luogo più adatto per raccontare un amore proibito diventato leggenda.

Quando il castello diventa ancora più inquietante

Fosdinovo non ha bisogno di zucche finte o effetti speciali per diventare inquietante.

Quando cala la sera, il Castello Malaspina cambia semplicemente voce. I cortili si svuotano, le sale diventano più silenziose e le mura che durante il giorno raccontano secoli di storia iniziano a sembrare il luogo perfetto per tutte le leggende che gli sono cresciute intorno.

La particolarità è che qui non ci si limita necessariamente a una visita diurna. Il castello ospita anche alcune camere e permette di soggiornare all'interno dell'antica dimora. Lo stesso sito ufficiale raccoglie testimonianze di ospiti che descrivono le passeggiate notturne nelle stanze come uno dei momenti più intensi del soggiorno.

È facile capire perché. Sapere che, durante la visita, si attraversa anche la camera nella quale secondo la leggenda dimorerebbe ancora il fantasma di Bianca Maria Aloisia cambia inevitabilmente il modo di guardare porte, corridoi e stanze.

In autunno l'atmosfera diventa ancora più adatta a questo racconto: giornate più corte, nebbie e nuvole sulla Lunigiana, il borgo raccolto intorno alla fortezza e quella sensazione di essere entrati in un luogo rimasto sospeso tra Medioevo e leggenda.

Per Halloween il consiglio è semplice: controllare sempre il calendario ufficiale del castello prima di partire. Eventuali visite speciali, aperture serali o iniziative possono cambiare di anno in anno.

Montebello - Il borgo della bambina mai tornata

Una rocca medievale, una sparizione avvenuta secoli fa e la leggenda di Azzurrina, la presenza più famosa del castello.

«… aveva gli occhi color del cielo e i capelli chiari coi riflessi azzurrini …»

Descrizione di Guendalina, detta Azzurrina, nella tradizione del Castello di Montebello

A Montebello il mistero ha il volto di una bambina.

Il borgo è piccolo, raccolto sulle colline dell'entroterra riminese, e sembra quasi crescere intorno alla sua rocca. Per arrivarci si attraversano strade che salgono tra campi e boschi, finché il castello compare sopra le case come se fosse sempre stato lì a sorvegliarle.

Il Castello di Montebello domina il paese da secoli. La sua posizione, sopra la valle del Marecchia, aveva un'importanza strategica già nel Medioevo e ancora oggi basta entrare nelle sue sale per capire perché questo luogo abbia prodotto così tante storie.

Scale, stanze, passaggi e ambienti sotterranei conservano l'aspetto di una fortezza vissuta. Ma tra tutte le vicende legate al castello ce n'è una che ha finito per oscurare quasi ogni altra cosa.

È la storia di Guendalina Malatesta.

Per tutti, semplicemente, Azzurrina.

Una bambina scomparsa nel castello più di sei secoli fa e mai più ritrovata.

Azzurrina, la bambina scomparsa nel castello

La leggenda racconta che Guendalina fosse una bambina dai capelli molto chiari. La madre, temendo che quell'aspetto attirasse superstizioni e sospetti, avrebbe cercato di scurirli con tinture naturali.

Il risultato, però, sarebbe stato insolito: i capelli avrebbero assunto dei riflessi azzurri. Da qui il soprannome con cui la bambina è passata alla storia: Azzurrina.

Il giorno della sua scomparsa sarebbe stato il 21 giugno 1375.

Secondo il racconto, fuori infuriava un temporale e Guendalina stava giocando all'interno del castello con una piccola palla di stracci. Due guardie avevano il compito di sorvegliarla.

A un certo punto la palla sarebbe rotolata verso una scala che conduceva nei sotterranei.

La bambina le corse dietro.

Le guardie raccontarono di aver sentito un grido.

Poi, più nulla.

Scesero immediatamente a cercarla, ma di Guendalina non trovarono alcuna traccia. Nessun corpo, nessuna via di fuga, nessuna spiegazione certa.

Da allora la leggenda vuole che Azzurrina non abbia mai davvero lasciato il castello.

E c'è un dettaglio che ha reso questa storia ancora più famosa: secondo la tradizione, ogni cinque anni, nel giorno del solstizio d'estate, la sua voce tornerebbe a farsi sentire tra le mura di Montebello.

Registrazioni, racconti di visitatori e presunte manifestazioni hanno alimentato il mistero nel tempo. Ma al di là di ciò che si vuole credere, una cosa resta certa: la storia di Azzurrina è diventata inseparabile dal castello.

Di notte Montebello cambia completamente

Abbiamo scelto Montebello per il numero di novembre proprio per questo: è uno di quei luoghi che, quando arriva l'autunno, sembrano fatti apposta per essere raccontati.

Il castello organizza anche visite notturne, pensate soprattutto per un pubblico adulto e dedicate al lato più oscuro della rocca: il Medioevo, il paranormale, le ricerche svolte negli anni e, naturalmente, la leggenda di Azzurrina.

Non è necessario che sia il 31 ottobre per sentire l'atmosfera. Basta arrivare quando il sole è già sceso, salire fino alla fortezza e lasciare che siano i corridoi, le scale e il silenzio a fare il resto.

È proprio questo il motivo per cui Montebello funziona così bene nel periodo di Halloween: non deve trasformarsi in qualcosa di spaventoso, perché possiede già una storia capace di farlo da sola.

Se vuoi viverlo nel momento più suggestivo, ottobre e i primi giorni di novembre sono perfetti. Le giornate si accorciano, l'entroterra riminese si svuota rispetto all'estate e il castello torna a essere il protagonista assoluto del borgo.

Per Halloween conviene controllare sempre il calendario ufficiale e prenotare in anticipo eventuali visite serali: quelle notturne sono su prenotazione e non sono indicate per i bambini piccoli.

Borgo a Mozzano

Dove il Diavolo attraversa il Serchio

«In cambio si sarebbe preso l'anima del primo che avesse attraversato il ponte.»

Dalla leggenda del Ponte del Diavolo

A Borgo a Mozzano Halloween non è soltanto una festa.

Qui il simbolo del paese è già una leggenda.

Il Ponte della Maddalena, conosciuto da tutti come Ponte del Diavolo, attraversa il Serchio con un arco così insolito da sembrare costruito apposta per alimentare racconti.

Secondo la tradizione, infatti, il ponte sarebbe nato da un patto con il Diavolo. Il costruttore, incapace di completare l'opera, avrebbe chiesto il suo aiuto promettendogli in cambio la prima anima che avesse attraversato il ponte.

Il Diavolo avrebbe mantenuto la promessa costruendolo in una sola notte.

Ma gli abitanti riuscirono a ingannarlo facendo passare per primo un animale.

È da questa storia che nasce una parte dell'identità più misteriosa di Borgo a Mozzano. E forse non è un caso che proprio qui, dal 1994, sia nata una delle manifestazioni di Halloween più conosciute d'Italia.

Il Ponte del Diavolo e il patto dell'anima

Il Ponte della Maddalena è il luogo che più di ogni altro ha trasformato Borgo a Mozzano in un paese di leggenda.

La sua forma è già sufficiente a spiegare perché. L'arco principale si alza sopra il Serchio in modo irregolare e spettacolare, mentre gli altri archi sembrano quasi rincorrerlo. È uno di quei ponti che, soprattutto con poca luce, sembrano appartenere più a un racconto che a un'opera costruita dall'uomo.

Secondo la tradizione, il capomastro incaricato di completarlo non riusciva a terminare l'opera nei tempi previsti. Disperato, avrebbe stretto un patto con il Diavolo: il ponte sarebbe stato finito in una sola notte, ma in cambio il demonio avrebbe ottenuto l'anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato.

Il patto fu rispettato solo a metà.

Una volta terminato il ponte, gli abitanti decisero infatti di ingannare il Diavolo facendo attraversare per primo un animale.

Da quel momento il ponte smise di essere soltanto una via per superare il fiume e diventò il luogo simbolo di una storia tramandata per generazioni.

Quando arriva Halloween, il borgo si trasforma.

Ed è qui che Borgo a Mozzano si distingue dagli altri luoghi del nostro viaggio.

Perché ad Halloween la leggenda non resta soltanto nei racconti.

Il paese si trasforma davvero.

Dal 1994 qui si svolge una grande festa dedicata ad Halloween, con spettacoli, personaggi in costume, percorsi a tema, musica, magia, installazioni e iniziative che occupano strade e piazze del borgo.

Il Ponte del Diavolo diventa inevitabilmente uno dei protagonisti della serata. Illuminato nel buio e circondato dalla storia del patto con il demonio, sembra quasi diventare la scenografia naturale di tutto ciò che accade intorno.

È questo il motivo per cui Borgo a Mozzano entra di diritto nel nostro numero di novembre: qui Halloween non viene semplicemente organizzato, sembra nascere dalla storia stessa del luogo.

Se negli altri borghi abbiamo incontrato fantasmi e apparizioni, qui incontriamo qualcosa di diverso: una leggenda diventata festa collettiva.

Corinaldo

Il borgo che ad Halloween diventa il paese delle streghe

«A Corinaldo, per qualche notte, il Medioevo lascia entrare le streghe.»

Corinaldo sembra già pronto per Halloween prima ancora che arrivino costumi, luci e spettacoli.

Il borgo conserva una poderosa cinta muraria quattrocentesca lunga oltre novecento metri, torri, bastioni, porte fortificate e un centro storico fatto di vicoli stretti e case in mattoni. Nel cuore del paese sale la Piaggia, la celebre scalinata delle Cento Scale.

È uno dei borghi medievali più riconoscibili delle Marche, ma alla fine di ottobre cambia completamente volto.

Da anni Corinaldo ospita infatti Halloween – La Festa delle Streghe: per diversi giorni le strade del centro storico diventano scenografia per spettacoli, allestimenti e atmosfere horror. La festa culmina nel periodo di Halloween e ormai fa parte dell'identità turistica del borgo.

Qui, più che inseguire un singolo fantasma, vale la pena lasciarsi trascinare dall'intero paese.

Perché quando arriva la sera, tra mura medievali, scalinate e vicoli illuminati, Corinaldo sembra davvero costruito per una festa delle streghe.

La notte in cui Corinaldo diventa Halloween

A Corinaldo Halloween non è soltanto una data sul calendario.

È il momento in cui il borgo usa tutto quello che ha già — mura, torri, vicoli, scalinate e passaggi stretti — e lo trasforma in una scenografia naturale.

La Festa delle Streghe si svolge tradizionalmente a fine ottobre e coinvolge il centro storico con spettacoli, allestimenti, personaggi, musica e atmosfere horror. La Regione Marche la indica tra gli eventi imperdibili del borgo proprio nel periodo di Halloween.

La differenza rispetto a una festa organizzata in uno spazio qualsiasi è tutta qui: Corinaldo presta alla notte di Halloween il proprio Medioevo vero.

La Piaggia, le mura quattrocentesche, le porte fortificate e i vicoli in mattoni non devono essere ricostruiti. Sono già lì.

Ed è proprio quando arriva il buio che il borgo cambia carattere.

Per questo lo abbiamo scelto per il numero di novembre: non perché abbia bisogno di una leggenda per diventare misterioso, ma perché per qualche sera l'intero paese decide di trasformarsi nel luogo perfetto per raccontarne una.

Se vuoi viverlo davvero, il momento giusto è il periodo che precede e comprende Halloween. Il programma cambia di anno in anno, quindi conviene sempre controllare le date ufficiali prima di partire.

Orsara di Puglia

La notte dei falò e delle anime

«Fucacoste e cocce priatorje»

"Falò e teste del Purgatorio"

A Orsara di Puglia non si accendono luci per scacciare il buio. Si accendono fuochi per aspettare chi torna.

Ci sono luoghi in cui Halloween è una festa.

E poi c'è Orsara di Puglia.

Qui, la notte tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, il fuoco invade il borgo, le zucche diventano volti e le strade si riempiono di luci che sembrano avere uno scopo diverso dal semplice decorare.

La tradizione si chiama Fucacoste e Cocce Priatorje.

I primi sono i grandi falò accesi nelle vie e nelle piazze. Le seconde sono le “teste del Purgatorio”: zucche intagliate e illuminate che rappresentano le anime dei defunti.

È una festa, certo. Ma soprattutto è un rito collettivo.

Ed è probabilmente il modo più suggestivo per chiudere il nostro viaggio: dopo fantasmi, streghe, castelli e leggende, arriviamo in un borgo dove per una notte sono i vivi ad accendere una luce per i morti.

La notte dei Fucacoste e delle Cocce Priatorje

Il momento centrale arriva il 1° novembre.

In tutto il paese vengono accesi grandi falò, i Fucacoste, mentre davanti alle case e lungo le strade compaiono le Cocce Priatorje: zucche intagliate con un lumino acceso all'interno, legate simbolicamente alle anime del Purgatorio.

Non è soltanto una scenografia.

Per la comunità di Orsara il rito ha un valore identitario profondo. Il Comune lo descrive come una tradizione tramandata soprattutto oralmente e legata al rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Durante l'accensione dei falò viene utilizzata anche la ginestra, che produce una pioggia di lapilli verso l'alto, interpretata simbolicamente come un collegamento tra le due dimensioni.

Quando arriva il buio, il borgo si riempie di fuoco.

Le fiamme illuminano vicoli e facciate, le zucche diventano piccoli volti accesi e il paese intero sembra muoversi attorno allo stesso gesto: ricordare chi non c'è più senza trasformare la memoria in qualcosa di triste.

È questo che rende Orsara diversa da tutti gli altri borghi del nostro viaggio.

Qui non si racconta soltanto una leggenda. Qui la tradizione viene ancora praticata.

Perché vale il viaggio proprio in quei giorni

I Fucacoste sono l'evento più importante dell'anno per Orsara di Puglia e richiamano migliaia di visitatori. Secondo il Comune, in dieci anni la manifestazione ha richiamato complessivamente oltre 200.000 visitatori, con edizioni che hanno registrato presenze molto elevate.

Proprio per questo conviene arrivare presto. Già nelle comunicazioni ufficiali delle edizioni precedenti il Comune invitava i visitatori a raggiungere il paese dalla mattina o dal primo pomeriggio, prima che gli accessi diventassero più difficili.

Il momento più bello resta però quello in cui cala la sera.

Quando i falò vengono accesi e le prime zucche cominciano a brillare, si capisce perché abbiamo voluto chiudere qui il nostro viaggio.

Dopo otto borghi, fantasmi, streghe, bambine scomparse, castelli e patti con il Diavolo, arriviamo in un paese dove il mistero non serve a spaventare.

Serve a ricordare.

Pentedattilo

Il borgo fantasma sotto la mano di pietra

«Selvagge sommità di pietra spuntano nell’aria, in forma di una mano gigantesca contro il cielo.»

Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi in Calabria e nel Regno di Napoli, 1847

Pentedattilo non ha bisogno di essere trasformato per sembrare inquietante.

Il borgo si arrampica sotto una rupe rossastra che sembra davvero una mano gigantesca. Il nome stesso deriva dal greco pénte dáktylos, “cinque dita”.

Per secoli è stato uno dei luoghi più singolari dell'area grecanica calabrese. Poi terremoti, frane e spopolamento lo hanno quasi svuotato, trasformandolo in quello che per molto tempo è stato considerato un vero borgo fantasma. Oggi sta lentamente rinascendo grazie ad artigiani, associazioni, ospitalità diffusa ed eventi culturali.

Ma dietro l'immagine del paese abbandonato c'è una storia molto più oscura.

Una storia realmente accaduta nel 1686.

La Strage degli Alberti

La parte più inquietante della storia di Pentedattilo non nasce da una leggenda.

Nasce da un fatto realmente accaduto.

Nella notte del 16 aprile 1686, Bernardino Abenavoli entrò nel castello di Pentedattilo insieme ai suoi uomini armati, aiutato da un servo infedele della famiglia Alberti.

Il bersaglio era Lorenzo Alberti, marchese del borgo.

Secondo la ricostruzione tramandata dalle fonti locali, Lorenzo venne ucciso nella sua camera da letto. Anche il fratello Simone, ancora bambino, morì durante l'assalto. Antonietta Alberti, invece, venne risparmiata e portata via insieme a Don Petrillo Cortez.

Dietro la strage c'era una storia di rivalità tra famiglie, promesse matrimoniali e vendetta. Bernardino Abenavoli si sentiva tradito dal nuovo fidanzamento di Antonietta e trasformò quella notte in uno degli episodi più sanguinosi della storia del borgo.

La vicenda finì nei tribunali, tra condanne, fughe e annullamenti matrimoniali. Ma a Pentedattilo non finì davvero mai.

Questa parte è documentata dall’ente turistico ufficiale di Reggio Calabria, che ricostruisce la strage del 1686 e il conflitto tra Alberti e Abenavoli.

Quando la storia diventa leggenda

È qui che Pentedattilo cambia volto.

La rupe che domina il paese sembra una mano gigantesca con cinque dita, e nel tempo quella forma è diventata parte del racconto popolare.

Secondo una delle leggende più diffuse, sarebbe la mano del Diavolo, sospesa sopra il borgo come memoria della violenza avvenuta nel castello.

Ma il racconto più suggestivo arriva con il vento.

La tradizione vuole che, nelle notti d'inverno più burrascose, tra le case abbandonate si possano ancora sentire le urla di Lorenzo Alberti.

E nelle notti di luna piena, invece, si dice che dalle rovine arrivino le voci di chi morì nella strage, come se chiedessero ancora vendetta.

Non ci sono prove, naturalmente.

Ma basta guardare il profilo del borgo sotto la rupe per capire perché certe storie abbiano continuato a vivere così a lungo.

Perché andarci proprio in autunno

Pentedattilo non ha una grande festa di Halloween da aspettare.

Ed è proprio questo il suo fascino.

Quando arriva l'autunno, il borgo si svuota, la luce cambia e la rupe assume un colore ancora più scuro. Le case in pietra, i ruderi del castello e i vicoli stretti fanno il resto.

Qui non serve una scenografia costruita.

La scenografia esiste già.

Se vuoi viverlo nel momento più suggestivo, scegli una giornata di fine ottobre o novembre e resta fino al tardo pomeriggio, quando il sole comincia a scendere dietro la roccia.

È in quel momento che Pentedattilo sembra tornare a essere il borgo fantasma che per tanti anni è stato.

Prima di Halloween: le tradizioni italiane che esistevano già

Halloween ci sembra una festa arrivata dall’America: zucche intagliate, costumi, dolcetto o scherzetto, case decorate e bambini che bussano alle porte. Eppure, tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, in Italia esistevano già da secoli riti, dolci, questue e usanze dedicate ai defunti.

Il nome Halloween deriva da All Hallows’ Eve, cioè la vigilia di Ognissanti. La festa moderna non nasce però da una sola tradizione: nel tempo si sono sovrapposti elementi cristiani, usanze popolari europee, antiche ricorrenze stagionali e, più tardi, la forma assunta soprattutto negli Stati Uniti e in Canada.

Tra le radici più citate c’è Samhain, una ricorrenza del mondo celtico legata al passaggio verso la parte più buia dell’anno. Ma ridurre Halloween a “Samhain con un altro nome” sarebbe troppo semplice: le feste cambiano quando viaggiano e assorbono simboli, religioni e abitudini diverse.

In Sicilia i morti portavano doni ai bambini

In Sicilia, il 2 novembre è tradizionalmente la Festa dei Morti. Per generazioni ai bambini è stato raccontato che durante la notte i parenti defunti tornassero simbolicamente a portare doni e dolci.

Al risveglio iniziava la ricerca dei regali nascosti in casa. Accanto ai giocattoli comparivano preparazioni legate alla ricorrenza, come i pupi di zucchero, gli ossi di morto e la frutta di Martorana.

È un modo molto diverso dall’Halloween moderno, ma il meccanismo simbolico è potente: per una notte, chi non c’è più torna a entrare nella vita dei vivi.

In Sardegna i bambini bussavano già alle porte

In Sardegna i nomi cambiano da zona a zona: Is Animeddas, Su Mortu Mortu, Is Panixeddas, Su bene ’e sas animas.

Il gesto, invece, si assomiglia: i bambini girano per le vie dei paesi, bussano alle porte e chiedono offerte “per le anime”, recitando formule e filastrocche tradizionali. Possono ricevere frutta secca, dolci, pane, castagne o altre piccole offerte.

A leggerlo oggi viene spontaneo pensare al dolcetto o scherzetto. Ma il significato originario è diverso: la questua è legata alla commemorazione dei defunti e al rapporto simbolico tra la comunità dei vivi e quella dei morti.

Il cibo dei morti

Dolci tradizionali italiani della Festa dei Morti, tra frutta di Martorana, pupi di zucchero e castagne.
Dolci tradizionali italiani della Festa dei Morti, tra frutta di Martorana, pupi di zucchero e castagne.

Il periodo dei morti in Italia ha lasciato anche una geografia di dolci, pani e preparazioni rituali. Il cibo poteva ricordare, offrire, condividere e celebrare nello stesso momento.

In alcune usanze si lasciava simbolicamente qualcosa per chi sarebbe tornato durante la notte; in altre erano i bambini a ricevere doni a nome dei defunti.

La morte, insomma, non veniva raccontata soltanto attraverso il lutto. Entrava nella cucina, nei gesti di famiglia e nelle feste.

Perché Halloween ha attecchito così bene in Italia?

Forse perché è una festa visiva, sociale e semplice da condividere. Una zucca, un fantasma o una ragnatela bastano a creare immediatamente un immaginario comune.

E soprattutto funziona con i bambini: permette di giocare con ciò che normalmente mette paura, trasformando mostri, scheletri e fantasmi in costumi e caramelle.

Ma c’è anche un’altra ragione. Halloween si è inserito in giorni che, nella cultura italiana, erano già carichi di significati legati alla memoria, ai defunti, alla famiglia e al passaggio delle stagioni.

Abbiamo importato costumi, zucche decorative e dolcetto o scherzetto nella forma resa popolare dalla cultura americana. Ma li abbiamo innestati su un periodo dell’anno che ci era tutt’altro che estraneo.

Dietro una festa apparentemente modernissima, il bisogno di raccontare il confine tra vivi e morti è molto più antico di qualsiasi zucca comprata al supermercato.

Domande frequenti

Qual è il borgo più suggestivo da visitare nel periodo di Halloween?
Dipende dall’atmosfera che cerchi. Borgo a Mozzano e Corinaldo puntano molto sugli eventi di Halloween; Montebello e Fosdinovo funzionano soprattutto per castelli, leggende e visite serali; Calcata e Pentedattilo sono più affascinanti per il luogo in sé, anche senza una grande manifestazione.
Quali di questi borghi hanno una leggenda legata a fantasmi o presenze?
Grazzano Visconti è legata alla figura di Aloisa, Montebello alla leggenda di Azzurrina e Fosdinovo a Bianca Maria Aloisia Malaspina. In tutti e tre i casi il castello è il centro del racconto e contribuisce molto all’atmosfera del luogo.
Dove si vive una tradizione più antica di Halloween?
Orsara di Puglia è il caso più diverso. Qui il 1° novembre si celebra la tradizione dei Fucacoste e Cocce Priatorje, con falò e zucche illuminate legate simbolicamente al ricordo dei defunti. È una tradizione popolare con un significato diverso rispetto all’Halloween moderno.
Quale borgo scegliere per una visita con bambini?
Corinaldo, Grazzano Visconti e Borgo a Mozzano possono essere adatti anche alle famiglie, soprattutto durante gli eventi organizzati. Per Montebello e alcune visite notturne nei castelli conviene invece controllare prima età consigliata, orari e tipo di percorso.
Quali borghi sono interessanti anche fuori dal periodo di Halloween?
Calcata vale per il borgo di tufo e la Valle del Treja; Grazzano Visconti per il borgo neomedievale; Fosdinovo e Montebello per i castelli; Borgo a Mozzano per il Ponte del Diavolo; Corinaldo per le mura e la Piaggia; Orsara di Puglia per le sue tradizioni e Pentedattilo per la rupe e il borgo antico.
Dove conviene arrivare prima del tramonto?
Calcata, Grazzano Visconti, Borgo a Mozzano e Pentedattilo rendono particolarmente bene nel passaggio dalla luce al buio. Arrivare nel pomeriggio permette di vedere il borgo con la luce e poi restare quando cambia completamente atmosfera.
Quale borgo ha una storia inquietante realmente documentata?
Pentedattilo è uno dei casi più forti. La Strage degli Alberti del 1686 è un episodio storico realmente avvenuto, sul quale nel tempo si sono poi innestate leggende e racconti popolari.
Serve prenotare per visitare questi luoghi?
Per visitare i borghi in genere no, ma per castelli, visite notturne ed eventi speciali è consigliabile controllare in anticipo. Per Montebello, Fosdinovo e gli appuntamenti di Halloween conviene verificare sempre disponibilità, orari e modalità di prenotazione.

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