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10 borghi italiani che in autunno raccontano una storia

Una fortezza citata da Dante, una ninfa innamorata, antichi magli, streghe, olio nuovo e persino un Moai: dieci luoghi da scoprire quando l'Italia cambia colore.

10 borghi italiani che in autunno raccontano una storia

Ci sono borghi che si visitano. E ce ne sono altri che, prima ancora di arrivare, hanno già qualcosa da raccontare.

Una corona di torri che Dante trasformò in poesia. Un fazzoletto di seta lasciato sulla riva di un fiume. Il rumore dei magli mossi dall’acqua. Un processo alle streghe realmente accaduto. Case di pietra, coltelli forgiati a mano, antichi telai e perfino un Moai alto sei metri nel cuore del Lazio.

L’autunno è forse il momento migliore per andare alla ricerca di questa Italia. Le giornate si accorciano, le piazze tornano tranquille, nei boschi arrivano castagne e funghi, nelle trattorie cambiano i menu e molti luoghi riacquistano un ritmo che durante l’estate sembravano aver dimenticato.

Non abbiamo cercato i dieci borghi più fotografati d’Italia. Abbiamo scelto dieci luoghi con una storia capace di diventare parte del viaggio.

1. Monteriggioni, Toscana — La corona di pietra che vide Dante

«Però che, come in su la cerchia tonda

Monteriggion di torri si corona,

così la proda che ’l pozzo circonda

torreggiavan di mezza la persona

li orribili giganti, cui minaccia

Giove del cielo ancora quando tona.»

Sette secoli dopo, la corona è ancora lì.

Arrivando dalla campagna senese, Monteriggioni appare quasi improvvisamente sopra una collina: mura, torri e pietra disegnano ancora quella forma che Dante utilizzò nel XXXI canto dell’Inferno per descrivere i giganti che circondavano il pozzo dell’ottavo cerchio.

La fortezza fu costruita dai senesi all’inizio del Duecento per controllare uno dei territori più contesi tra Siena e Firenze. Oggi il paese racchiuso dalle mura è minuscolo, e proprio per questo non serve riempire la giornata di cose da fare.

Si entra da una porta, si attraversa Piazza Roma, ci si perde per qualche vicolo e si raggiungono le mura. Poi vale la pena uscire nuovamente dal borgo e guardarlo da lontano.

È quello il momento in cui si comprende davvero il verso di Dante.

Perché andarci in autunno

Perché senza il traffico delle giornate estive Monteriggioni torna ad avere qualcosa di medievale. E intorno ci sono le colline del Chianti e della Valdelsa, vigneti, oliveti e strade secondarie che in ottobre valgono quasi quanto la destinazione.

Da assaggiare: cucina senese, pici, cinta senese e un bicchiere di rosso delle colline circostanti.

2. Borghetto e Valeggio sul Mincio, Veneto — Un fazzoletto annodato per amore

La storia dice che tutto cominciò sulle rive del Mincio alla fine del Trecento.

Le truppe di Gian Galeazzo Visconti erano accampate vicino al fiume. Una notte il capitano Malco incontrò Silvia, una bellissima ninfa che, secondo la leggenda, viveva nelle acque del Mincio.

I due si innamorarono, ma il loro amore apparteneva a mondi che non potevano incontrarsi.

Per sfuggire agli uomini che li inseguivano, Malco e Silvia scomparvero infine nelle acque. Sulla riva sarebbe rimasto soltanto un fazzoletto di seta dorata annodato, simbolo del loro amore.

È da questa leggenda che Valeggio fa discendere uno dei suoi prodotti più conosciuti: il sottilissimo tortellino chiamato ancora oggi Nodo d’Amore.

Pochi chilometri più in basso c’è Borghetto. Mulini, case affacciate sull’acqua, il Ponte Visconteo e il Mincio che attraversa lentamente il paese.

Qui il fiume non fa da sfondo. È il borgo.

Perché andarci in autunno

La nebbia leggera del mattino, gli alberi lungo il Mincio e le giornate meno affollate cambiano completamente Borghetto. E dopo una passeggiata, sedersi a tavola per un piatto di tortellini ha finalmente un senso che va oltre la fotografia.

Da assaggiare: i tortellini di Valeggio, naturalmente. Preferibilmente sapendo prima perché hanno quella forma.

3. Bienno, Lombardia — Il paese che lavorava con la forza dell’acqua

Prima di vedere Bienno bisognerebbe ascoltarlo.

O almeno immaginare come doveva suonare qualche secolo fa.

Acqua che scorre nei canali. Ruote che girano. Grandi martelli che colpiscono il ferro. Fuoco acceso nelle fucine.

Nel borgo della Valle Camonica l’acqua del Vaso Re, un antico sistema idraulico, forniva energia agli opifici e alle botteghe. Il ferro veniva lavorato utilizzando enormi magli mossi dalla forza dell’acqua.

Una tecnologia antica e sorprendentemente ingegnosa.

La cosa più bella è che non bisogna immaginare tutto: nella Fucina Museo è ancora possibile vedere il grande maglio ad acqua e comprendere come funzionasse un sistema produttivo nato molti secoli prima dell’elettricità.

Bienno è uno di quei posti nei quali la parola artigianato non è stata inventata per i turisti. È parte della storia economica del paese.

Perché andarci in autunno

Siamo ai piedi delle montagne della Valle Camonica. Quando i boschi cambiano colore, pietra scura, acqua e legno acquistano un carattere completamente diverso.

Da vedere: la Fucina Museo e il Mulino Museo. Se il maglio viene azionato durante la visita, fermatevi ad ascoltarlo.

4. Ricetto di Candelo, Piemonte — Il castello costruito dalla gente

Non era la casa di un re.

Non era neppure il castello di un grande signore.

Il Ricetto di Candelo fu realizzato dalla comunità locale tra il XIII e il XIV secolo soprattutto per proteggere ciò che permetteva alla gente di vivere: vino, granaglie e prodotti della terra.

In caso di pericolo diventava anche rifugio.

È forse questo dettaglio a renderlo diverso da molti altri complessi fortificati medievali. Dietro quelle mura non c’è soltanto una storia di eserciti e nobili: c’è una storia di contadini che avevano qualcosa da difendere.

All’interno, le strette stradine chiamate rue dividono file di piccoli edifici in pietra. Non ci sono grandi scenografie. Tutto è compatto, ordinato, quasi sorprendentemente intatto.

Perché andarci in autunno

Il Biellese in questa stagione è fatto di boschi, montagne che cominciano a cambiare aspetto e prodotti autunnali. Candelo può diventare il punto di partenza per un intero weekend nel territorio, non semplicemente una visita di un paio d’ore.

Da osservare: porte, cantine e piccoli edifici. Sono loro, più dei monumenti, a spiegare perché esiste il Ricetto.

5. Triora, Liguria — Quando le streghe non erano una leggenda

A Triora la storia delle streghe non nasce con Halloween.

Tra il 1587 e il 1589 alcune donne del paese vennero realmente accusate di stregoneria durante uno dei più drammatici processi di questo genere avvenuti in Liguria.

Care­stia, paura e superstizione cercarono un colpevole. E lo trovarono nelle donne considerate responsabili di malefici e disgrazie.

Oggi Triora conserva quella memoria nel Museo Etnografico e della Stregoneria, mentre poco fuori dal centro si incontra la Cabotina, luogo che la tradizione popolare indica come punto di ritrovo delle streghe.

Ma sarebbe un errore venire qui soltanto per loro.

Triora è un borgo dell’entroterra ligure fatto di pietra, archi, passaggi scuri e montagne. Un luogo nel quale la Liguria del mare sembra improvvisamente lontanissima.

Perché andarci in autunno

Perché probabilmente non esiste stagione più adatta. Boschi, foschia, carruggi e una delle storie più inquietanti della Liguria fanno il resto senza bisogno di zucche di plastica.

Da assaggiare: il pane di Triora, scuro, rustico e legato alla tradizione del paese.

6. Brisighella, Emilia-Romagna — La strada costruita per uomini e asini

Guardando le facciate colorate del centro, è facile non accorgersi che sopra Piazza Marconi corre una strada.

È coperta, sopraelevata e bucata da caratteristiche finestre ad arco.

Oggi la conosciamo come Via degli Asini. In passato era utilizzata dai birocciai che trasportavano il gesso estratto dalle cave della zona. Gli animali trovavano ricovero lungo il percorso e le abitazioni si sviluppavano sopra e intorno alla via.

È uno degli esempi migliori di come un luogo nato per esigenze pratiche possa diventare, secoli dopo, la parte più affascinante di un paese.

Brisighella poi continua verso l’alto: la Rocca, la Torre dell’Orologio e il Santuario del Monticino occupano tre speroni che dominano la valle del Lamone.

Perché andarci in autunno

Perché queste colline sono terra d’olio e l’autunno porta l’olio nuovo, i prodotti del bosco e un paesaggio che cambia colore senza perdere la dolcezza romagnola.

Da portare a casa: una bottiglia d’olio della zona. Ma assaggiatelo prima sul pane, appena possibile.

7. Vitorchiano, Lazio — Il Moai che guarda la Tuscia

C’è un Moai nel Lazio.

Non una statua da parco divertimenti e neppure un oggetto arrivato qui in un container.

È alto circa sei metri ed è stato scolpito direttamente nel peperino di Vitorchiano da artigiani provenienti da Rapa Nui, l’Isola di Pasqua.

Il motivo è nella pietra: il peperino locale ha caratteristiche che ricordano la roccia vulcanica utilizzata sull’isola del Pacifico.

Già questo basterebbe per deviare dalla strada principale.

Ma Vitorchiano merita anche senza il suo gigantesco guardiano. Il centro storico sorge compatto sopra uno sperone di roccia e sembra quasi continuare naturalmente il paesaggio sul quale è costruito.

Perché andarci in autunno

Siamo nella Tuscia, terra di castagneti, noccioleti e boschi. Basta allontanarsi di pochi chilometri per trasformare la visita al borgo in una giornata interamente autunnale.

Lo sapevi che? Il legame tra Vitorchiano e Rapa Nui non è soltanto una curiosità del passato: nel 2026 le due comunità hanno ufficializzato un patto di amicizia.

8. Frosolone, Molise — Dove un coltello racconta un mestiere

Esistono paesi ricordati per un castello. Frosolone ha costruito parte della propria identità attorno a qualcosa di molto più piccolo: una lama.

Coltelli e forbici vengono lavorati qui da generazioni e la tradizione della forgiatura è diventata uno dei simboli del borgo.

È una storia fatta di botteghe, acciaio, mani e gesti ripetuti migliaia di volte. Una di quelle attività che ricordano quanto i piccoli centri italiani fossero anche luoghi di produzione altamente specializzata.

Frosolone si trova a circa 900 metri di altitudine, nell’Appennino molisano. Basta uscire dal paese perché il paesaggio cambi rapidamente: faggete, pascoli, rocce e sentieri prendono il posto delle case.

Perché andarci in autunno

Per il contrasto tra il borgo e l’Appennino che lo circonda. In questa stagione la montagna molisana diventa probabilmente la parte migliore del viaggio.

Da cercare: le botteghe e la tradizione dei coltellinai, senza limitarsi alla passeggiata nel centro storico.

9. Guardia Perticara, Basilicata — Il paese fatto della stessa pietra della montagna

A Guardia Perticara il colore dominante non è stato deciso da un architetto.

Lo ha deciso la pietra.

Case, palazzi, scalinate e vicoli del centro storico sembrano appartenere allo stesso materiale della montagna sulla quale sorgono. Non a caso viene chiamato anche il paese delle case di pietra.

La sua storia recente è altrettanto interessante. Dopo il terremoto del 1980 il centro fu recuperato con un lavoro di restauro particolarmente rispettoso dell’architettura esistente, invece di cancellarne il carattere.

Il risultato è un paese piccolo, silenzioso e sorprendentemente armonioso.

Una curiosità cinematografica: alcune scene di Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi furono girate proprio qui.

Perché andarci in autunno

Perché la Basilicata interna, lontana dalle mete più conosciute, in questa stagione invita a viaggiare lentamente. E Guardia Perticara è esattamente il tipo di posto nel quale non serve una lista di venti cose da vedere.

Il consiglio Kraboo: arrivare senza fretta e lasciare che siano scale, vicoli e porte a decidere il percorso.

10. Aggius, Sardegna — L’isola senza il mare

Provate a pensare alla Sardegna eliminando per qualche minuto il mare.

Rimangono granito, vento, sughere, telai, case di pietra e storie che per molto tempo hanno avuto poco a che fare con ombrelloni e spiagge.

Aggius è questa Sardegna.

Nel cuore della Gallura, il paese conserva una forte tradizione nella tessitura dei tappeti e ospita un museo dedicato a uno degli aspetti più complessi della storia dell’isola: il banditismo.

Non viene raccontato come folklore romantico, ma come fenomeno storico che ha segnato profondamente queste comunità.

Fuori dal paese il granito prende il sopravvento. La vicina Valle della Luna — la Piana dei Grandi Sassi — è un paesaggio fatto di rocce enormi modellate dal tempo, macchia mediterranea e silenzio.

Perché andarci in autunno

Per scoprire una Sardegna completamente diversa da quella estiva. Le temperature diventano più adatte alle passeggiate nell’interno e la Gallura mostra una dimensione che ad agosto è facile ignorare.

Da assaggiare: la zuppa gallurese e i formaggi locali. Qui il viaggio deve necessariamente passare anche dalla tavola.

Forse il segreto è partire quando gli altri sono tornati a casa

I borghi cambiano molto a seconda del momento in cui li visitiamo.

Una piazza piena di tavolini ad agosto può sembrare completamente diversa una mattina di ottobre. Il rumore diminuisce. Si torna a sentire l’acqua di un fiume, il rumore delle scarpe sulla pietra, una campana, una bottega che apre.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui l’autunno è una delle stagioni migliori per riscoprire l’Italia dei piccoli paesi.

Non occorre collezionarli.

Meglio sceglierne uno, conoscere la sua storia prima di partire e concedergli un po’ più di tempo.

Perché a volte un weekend riuscito comincia proprio così: con una frase di Dante, un vecchio mulino, un fazzoletto annodato o una storia che non conoscevamo fino al giorno prima.

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4,7 su 53 valutazioni
Mi è venuta voglia di partire
Lettore Kraboo

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